Cos'è la comunicazione



Cos'è la comunicazione

Paolo Giammarroni


Tutti gli essere umani comunicano. Possiamo dire che fatichiamo più a non comunicare piuttosto che a comunicare. I mammiferi fanno pipì per dire che quello è il loro territorio, gli storni disegnano arabeschi nel cielo per prepararsi alla nuova trasvolata… Noi siamo esseri sociali: siamo fatti per stare tra gli altri. Con la comunicazione ci immergiamo in questa dimensione. Con gli altri (simili eppure diversi da noi) chiacchieriamo senza meta, ragioniamo, scambiamo pareri, raccontiamo episodi, ci sfoghiamo, facciamo pressioni, prendiamo decisioni, chiediamo conforto… La spinta alla comunicazione sceglierà di volta in volta il linguaggio e la forma più idonea. Una pacca sulla spalla o una strizzata dell’occhio. Un termine inglese alla moda (fashion) o un gessetto sulla lavagna. Un sms o un saggio di 200 pagine. Un comunicato in bacheca o la marcia dei 40mila… Il problema sarà disporre e saper gestire quello specifico strumento: ma le forme – in genere – si trovano. Ciascuno strumento ha proprie particolarità, un proprio fascino, ma nessuno è di per sé unico e autosufficiente. Insomma: gli strumenti vengono dopo e non prima! Lo dimostra la forma estrema di non-comunicazione: l’autismo, cioè il non far trasparire alcun “segno” attraverso nessun “linguaggio”. Altrimenti una forma di comunicazione, anche se difficile da interpretare, traspare sempre! In queste schede parleremo soprattutto della comunicazione dentro un luogo (il posto di lavoro) o una rete di cui siamo parte (un’organizzazione). Non parleremo di forme nobili di comunicazione, come l’attività poetica o artistica. Spendiamo intanto di qualche riga sui motivi che ci spingono a comunicare, sia in modo casuale nella vita quotidiana, sia in attività più formalizzate come il lavoro, o il commercio, o la politica.

La comunicazione può essere rappresentata come una ruota:

Ascoltare
Informare
Emozionare
Convincere

La comunicazione è questa ruota, sempre più veloce, che porta fino ad uno dei risultati finali attesi da chi comunica (ma purtroppo non da chi è davanti a noi! In genere è ben felice di non dover cambiare): far mutare idea, o far assumere una decisione, o sbloccare un’ indecisione dell’altro. Per riuscirci però serve – proviamo a rifare il percorso a ritroso – aver prima fornito:

  • Sufficienti elementi di conoscenza, che definiamo informazioni (spesso anche “dati”, come numeri, luoghi, nomi ecc.)
  • Aver costruito un ambiente condiviso col nostro interlocutore, in cui stiamo bene insieme e tocchiamo corde profonde, suscitando emozioni positive.

Come ci siamo riusciti? Certo per la nostra esperienza e sicurezza nel comunicare. Ma soprattutto se abbiamo saputo ascoltare: non solo le parole, ma anche quello che non viene detto; non solo i gesti di rinforzo usati dall’altro, ma anche indicazioni che vengono dal suo corpo, il suo vestito, la lettera che ci ha inviato. Senza ascolto preliminare rischiamo di parlare al vento…

 

Capire questa parola: Comunicazione

Comunicare è una incessante pratica di scambio. In ogni gesto di comunicazione, condividiamo esperienze, dati, sensazioni, simbologie, valori. Chi comunica segue un proprio interesse, si muove con attese immediate per risposte positive o almeno per evitare risposte nocive. Per questo cerca azioni di contatto, sceglie mezzi, linguaggi e codici più efficaci. Allo stesso tempo, la relazione che si mette in moto provoca altre attese, cambiamenti di scenario, finali anche inattesi. Dunque comunica meglio chi dispone di capacità progettuale – oltre che di buone doti di “contatto”: chi conosce il mondo dell’altro, ne accetta la realtà, sa dialogare in modo positivo, rende credibile la propria convinzione o si dimostra disponibile a cambiarla e, intanto, affina le proprie qualità personali per evitare gli errori già fatti.

Prima informare, poi provare a convincere

Mettiamoci ora nei panni dell’altro, di chi riceve una forma di contatto. Le cose ai nostri occhi cambiano subito. “Non ho voglia di essere disturbato.” “Chi gli ha dato il mio numero?”. “So già tutto…” Non ci sentiamo obbligati a comunicare. Lo scambio avviene solo se ne sento un piacere o una necessità. Magari anche senza motivo o vantaggio apparente, però purché non mi crei un disturbo o un danno.
Parleremo a lungo in queste schede della importanza di costruire pre-condizioni per una comunicazione efficace. Vediamo subito almeno 3:

Saper gestire il rapporto basato sull’autorità o comunque non paritario
Chiediti sempre come sei “vissuto” dall’altra persona. Alla pari, una persona come tante? O pensa che tu abbia un compito da svolgere ben preciso? E si aspetta da te certe frasi, certi comportamenti? Ogni tua parola sarà soppesata attentamente, in questo secondo caso. Ma ti interessa un comportamento altrui basato solo sul senso di colpa o il senso del dovere?

Disporre di informazioni aggiornate e sufficienti per la conversazione
L’informazione è benzina per il motore che porta all’esprimere un giudizio. Grazie all’informazione il “quadro” si completa; diventa più facile confrontare due scenari diversi; e ho sempre una forma di ringraziamento per chi mi ha saputo togliere quel dubbio… E’ vincente aver saputo trovato le risposte prima delle possibili domande altrui!

Impostare una relazione non aggressiva, non invasiva
Faremo molti esempi, di incontri basati non solo sulla mia convenienza, ma sulla volontà di costruire un mondo meno stressato e duro. Se vuoi che gli altri non diano (ai tuoi occhi) il “peggio di sé”, mettili intanto tu in condizione non difensiva o di contrattacco. La comunicazione cosiddetta “nonviolenta” ci offre alcuni primi stimoli. Utilizza la scheda accanto.

 
Da leggere sulla comunicazione:

Ugo Volli, Il libro della comunicazione, il Saggiatore 1994
Benito Angel (a cura di), Dizionario di scienze e tecniche della comunicazione, San Paolo 1996