Comunicare senza violenza



Comunicare senza violenza

Paolo Giammarroni (da Rosenberg)


Questa teoria propone di “levigare” intanto le nostre affermazioni, anziché parlare di getto senza occuparsi delle conseguenze. E di seguire 4 precisi passi, fornendo all’altro 4 informazioni facili da percepire:

  • Osservare. Lascia stare ogni tipo di giudizio, non partire da come la pensi tu. NO:”Il tuo amico ieri si è dimostrato il solito rompiscatole”. SI:”Lui ieri ha portato turbativa nel nostro gruppo”
  • Sentimenti. Solo dopo tu parla di te, ma senza caricare i toni, esprimi la tua situazione. NO:”L’avrei strozzato. Ma tu come fai?”. SI:”Tu avrai trovato le tue maniere. Per me e gli altri è stato imbarazzante, eravamo paralizzati”
  • Bisogni. Spesso dimentichiamo di spiegare “perché” siamo mossi da una richiesta. Invece saperlo ci fa vedere vivi, dalle idee chiare. E’ bene saper spiegare il proprio bisogno, a questo punto. NON la secca richiesta immotivata (“Ma quando è che ci litighi anche tu?”), ma SI:”Il gruppo ha bisogno di prendere decisioni più veloci”. 
  • Richiesta. Mai ultimativa o generica, ma sempre chiara. NO:”Se neanche questa volta farai niente neanche tu, allora è finita!”. SI:”Dacci tu – che lo conosci - qualche idea, se non te la senti di intervenire”.

Questo è un dialogo comunicativo non invasivo. Si basa sul mettere le persone davanti allo stesso numero di informazioni, da condividere. La discussione non procederà per ritorsioni, allusioni, valutazioni, ordini! Forse non avrà un finale positivo, ma sarà stata utile.


Sulla comunicazione nonviolenta
:
Marshall Rosenberg, Educazione reciproca, Ed.Esserci, Reggio Emilia 1997