Riflessioni sulla comunicazione
- Emilio Tadini, da "La distanza" (Distanza)
- Maurizio Biffoni, "Corteggiare" , da Comunicare, Riza Scienze ottobre 2000 (file Corteggio)
- Edward De Bono, scheda "Coloriamo i nostri pensieri", da "Sei cappelli per pensare"
- Censis: rapporto annuale 2006, comunicato su cap."Comunicazione e media"
- Umberto Eco, Come scrivere bene
- Giovanna Gadotti, Pubblicità sociale e advocacy
- Carlo Formenti: Composizione di classe, tecnologie di rete e post-democrazia
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LA DISTANZA
(da Emilio Tadini - La distanza, Einaudi)
Ogni autentica IDENTIFICAZIONE si regge soltanto entro un sistema di distanze - dall'Altro.
Anche il primo sistema di misurazione che impariamo a usare è basato sul nostro corpo: la distanza in pollici, braccia, passi...
Non è però questione "metrica": ci sono distanze immense e distanze minime. Non è solo lontananza, ma anche prossimità.
C'è una distanza nello spazio (accidentale) e una distanza nel profondo (sostanziale).
Convivere con le distanze comporta anche una diversa percezione del Tempo. Certe verità vengono fuori ..."alla distanza".
L'Altro lo chiamiamo anche "il nostro prossimo".
Nella vicinanza (faccia-a-faccia) mi illudo che l'Altro mi sta accettando, ma solo perché siamo legati a tattiche incrociate (legami). E' più forte il controllo sull'Altro.
La distanza è forse il luogo in cui ogni presenza dell'Altro è resa possibile.
E' nella distanza che si dà ogni patto.
La distanza è prima di tutto una separazione dolorosa. Ci provoca:
- solitudine/abbandono
- senso di sproporzione (tutto è più tragico o più comico)
- senso del limite (mio e altrui)
La distanza da riempire - se non la viviamo come alibi per autoescluderci - invece ci offre:
- nuovo spazio di rappresentazione/immaginazione
- un tempo di reazione/elaborazione diverso, più lento, meditato
- energia per conoscere (introiettare il mondo)
La costruzione di un rapporto a distanza si serve meglio di:
- la scrittura (anziché l'oralità),
- il saper maneggiare figure (corpi smaterializzati) e "linguaggi espressivi" (anziché solo i gesti e i comportamenti)
- un metodo, o procedura (anziché la cosiddetta "naturalezza")
- un desiderio: o meglio una nostalgia: di ricomporre ad unità. Liberarci dalla Distanza, per stare insieme in un luogo solo nostro.
Il Sacro vive della distanza. I Valori sono così intangibili.
Inavvicinabile, si può solo mostrare nelle cerimonie e nei rituali sociali.
Il Virtuale: l'Infinito, in un progresso senza fine, comodamente installato dentro di noi...
Una risposta possibile: Misurarsi con la Distanza e cercare la Comunione.
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CORTEGGIARE
di Maurizio Biffoni (da Riza Scienze 2000)
La comunicazione non verbale prosegue ininterrottamente tra le parti in una danza di assensi, dinieghi, conferme, incoraggiamenti... tanto da avere un suo proprio ed esclusivo canale; ebbene, si è osservato che nei rituali del corteggiamento umano, ad un certo punto, se il rapporto è ben promettente, prende vita un meccanismo di sintonia gestuale: ad ogni gesto dell'uno segue in tempi sempre più brevi un gesto simile dell'altro e i tempi di risposta si riducono in proporzione all'aumento del feeling, fino a raggiungere in certi casi il tempo record di mezzo secondo.
In buona sostanza, se lei si accarezza i capelli, dopo poco anche lui si tocca il capo o la fronte, se lui inclina leggermente il capo verso destra, lei inconsapevolmente, dopo breve, spontaneamente lo imita e così via.
Tale sincronia di gesti, nonché di pensiero, è risultata addirittura di gran lunga superiore anche a quella denotata nei gemelli.
Naturalmente anche la seduzione dispone di un suo vocabolario non verbale, di un repertorio di precisi segnali; oltre al fatto che in questa circostanza i segnali visti prima (chiusura/apertura) vengono decisamente amplificati.
Lei potrebbe comunicarlo così:
- barriere di oggetti dinanzi al petto, libri, bicchieri, borsa, tutto ciò che in sostanza possa "proteggere il ventre, l'intimo"; e poi ancora, palmi delle mani e l'interno dei polsi ben nascosti alla vista; gambe incrociate; piedi attorcigliati intorno alla seggiola; elusione del contatto visivo diretto e dei minimi contatti fisici; busto arretrato sulla seggiola; posizione del corpo di profilo (come per scansare una lancia); contatti con il suo stesso corpo (con la mano si tocca una spalla, o un avanbraccio, o il palmo dell'altra mano); labbra tormentate e prevalentemente chiuse, quasi serrata.
La bocca difatti rappresenta "la porta delle emozioni", una sorta di passaggio atto a regolarne le entrate e le uscite: tenerla ermeticamente serrata potrebbe voler dire "non voglio né far uscire, né far entrare emozioni" (non è un caso difatti che dinanzi ad un'argomentazione interessante si apra la bocca: la porta si apre per far entrare l'emozione che ci ha stupito o ciò che ci sta comunque interssando).
Lui invece potrebbe dire No così:
- espone alla vista avanbracci e dorso delle mani; si chiude la giacca o si abbottona i polsini della camicia; si strofina gli occhi; si accarezza il naso; sorride senza aprire le labbra; porta la mano a coprire la bocca; si gratta la nuca; mette un piede dinanzi all'altro a formare una T (il piede in orizzontale crea la barriera); accavalla le gambe; tocca spesso l'orologio; se fuma nasconde la sigaretta all'interno della mano; porta una mano sul dorso dell'altra o sul polso; incrocia le braccia sul ventre o sul tavolino; anch'egli crea barriere con gli oggetti (pacchetto di sigarette, mazzo di chiavi...) ; se si è seduti, magari mette le mani sotto le cosce, oppure si dondola leggermente da destra a sinistra o viceversa.
SE INVECE LA CORTE FUNZIONA...
LEI SI MUOVE COSI': tende a mostrare la parte interna del polso, o ad accarezzarla delicatamente; tocca e, a poco a poco, conquista lo spazio divisorio, ad esempio il tavolino; toglie gli oggetti che formano barriere; se le due persone si trovano sedute lei cercherà di scivolare lateralmente per togliersi dalla posizione frontale; favorirà un innocente contatto fisico, ad esempio gli "spolvera" la giacca; inclinerà il capo lateralmente (ti voglio ascoltare...); accentuerà la prominenza della bocca; disinvoltamente si accarezzerà il labbro inferiore (è quello dell'istinto, delle pulsioni, della sensualità); si ravviva i capelli; si scopre la fronte (piano intellettuale, cerebrale); raddrizza il busto; si protende in avanti; ha le mani ben aperte e magari giocherella con un oggetto; le pupille si dilatano.
Se indossa un anello o una collana avuti in dono da un ex compagno allora: se gioca con l'anello, magari sfilandolo più volte, forse comunica che desidera distaccarsi del tutto dalla vecchia figura e così pure comunicherebbe se tendesse ad allargare la collana o a togliere, più o meno virtualmente gli oggetti feticcio; ma se all'opposto ella ci si aggrappa, ovvero tiene stretti gli oggetti in questione magari accarezzandoli o portandoli alla bocca... allora nel messaggio si potrebbe leggere una sorta di verdetto: l'uomo presente non ha ancora vinto il confronto.
SE LUI E' DISPONIBILE LO COMUNICA INVECE COSI': porta e tiene le braccia ben discoste dal corpo; l'intera figura si apre; accavalla una caviglia sul ginocchio dell'altra gamba; poggia un gomito e, mostrando l'interno del polso e il palmo della mano, si accarezza uno zigomo (simbolo maschile) o la mascella (secondo i risultati di una recente indagine, la mascella pronunciata identifica un buon equilibrio ormonale); inclina il capo lateralmente; raddrizza e sporge il busto; si accomoda sullo schienale ponendosi però in una posizione generale di "abbraccio"; si accarezza i muscoli pettorali; porta una mano sulla cintura; anche in lui le pupille si dilatano. Valgono inoltre i medesimi parametri per gli eventuali oggetti-feticcio.
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COLORIAMO I NOSTRI PENSIERI
Da "SEI CAPPELLI" (Edward de Bono)
BIANCO
I DATI -
I FATTI -
LE INFORMAZIONI
Si risponde solo a domande precise.
Non si esprimono opinioni.
Si cerca di essere imparziali.
Possiamo toccare anche fatti in corso, indeterminati, ma purchè disponiamo di precisi particolari.
ROSSO
LE IMPRESSIONI -
LE INTUIZIONI
Si raccontano le proprie sensazioni.
Non c'è bisogno di giustificarle del tutto.
Ne fanno parte i sospetti.
Non ci si riferisce solo al già noto, ma anche a quanto potrà accadere
GIALLO
QUELLO CHE
VA BENE
Inclini all'ottimismo e alle valutazioni positive sui fenomeni attorno a noi.
Si vedono i guadagni e i benefici.
Si ricercano opportunità: anche le fantasie.
Sottolineare la realizzabilità di certi sogni.
NERO
QUELLO CHE
NON VA
Sottolineare ciò che è falso, sbagliato, scorretto.
Far notare errori di procedura o metodo.
Ci si riferisce sia al passato, che al presente, o al futuro.
VERDE
LA RICERCA
CREATIVA
DI ALTERNATIVE
Si cerca di muovere le idee, anziché esprimere solo giudizi.
Si chiede collaborazione creativa anche agli altri.
Far circolare concezioni nuove, anche provocando.
Fastidio per le convenzioni: concretezza.
BLU
METTERE A
FUOCO E
MOTIVARE
Autocontrollo del proprio pensiero.
Assicurare il rispetto delle regole.
Distribuire agli altri compiti operativi.
Garantire o chiedere ordine.
Fare i "punti" sintetici della situazione.
Esempio: sequenza su FARMI UN PROGRAMMA
- Manifestare stato d'animo ROSSO (NERO)
- Mettere in campo le informazioni BIANCO
- Formulare proposte /necessità di nuove GIALLO (BIANCO / Blu)
- Organizzare le proposte disponibili Blu
- Mettere a punto le proposte BIANCO / GIALLO / VERDE
- Valutare realizzabilità GIALLO
- Selezione NERO (GIALLO / VERDE)
- Quadro dei risultati Blu
- Impressioni sulle scelte possibili ROSSO
- Scelta GIALLO / NERO
- Strategia di attuazione Blu
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Censis: rapporto annuale 2006, comunicato su cap."Comunicazione e media"
CENSIS - Il Rapporto Annuale 2006
Capitolo su "Comunicazione e media"
Comunicato stampa
Cittadini mono-mediali e multi-mediali in Europa, l'Italia è in coda. Nel confronto fra cittadini che usano (sanno usare) sostanzialmente un solo media (ossia la televisione) e cittadini che invece usano (sanno usare) sostanzialmente tutti i media a disposizione siamo in coda in Europa. L'unico paese con un profilo simile al nostro è la Francia (con il 47,1% di mono-mediali rispetto al nostro 47%), mentre la Spagna (61,3% di multi-mediali), la Germania (67,7%) e la Gran Bretagna (74,9%) si collocano su posizioni molto distanti.
Negli ultimi anni in Italia c'è stato un aumento significativo di cittadini multi-mediali, che erano il 46,6% nel 2002 e sono diventati il 53% nel 2006. Un incremento importante, raggiunto grazie all'apporto delle fasce più giovani e più istruite della popolazione, ma con cui non riusciamo a colmare il divario che ancora ci separa dal resto d'Europa.
A cosa servono i media. Informarsi e approfondire sono le attività preferite dal pubblico dei media, non solo per il gran numero di persone che gli attribuiscono la "massima importanza" (80,7% e 69% rispettivamente), ma anche per la minima percentuale di persone che gli attribuisce "nessuna importanza" (0,8% e 3,2%). Più bassa, invece, l'importanza attribuita all'intrattenimento (41,3%), o al relazionarsi con gli altri ( 45,3%), che sembrerebbero funzioni centrali nell'esperienza della fruizione dei media di massa, ma che ormai sono quasi del tutto mescolate all'informazione e all'approfondimento.
Centralità e multi-medialità della musica nella vita quotidiana. Nel rapporto con i media ben il 46,5% degli italiani attribuisce la "massima importanza" all'interesse per la musica (al terzo posto dopo i più urgenti/diffusi bisogni di informazione e approfondimento). Quali sono i media a cui si fa ricorso per assecondare tale interesse e con quale grado di soddisfazione? Ai primi posti per l'uso, la radio (77,4%) e persino la televisione (57,3%). Ma la "massima soddisfazione" si ottiene con i lettori mp3 (77,2%) e con internet (69,7%), che tuttavia sono ancora usati da quote di popolazione modeste rispetto ai grandi pubblici di radio e televisione.
Sta tornando il piacere di leggere libri. Per la prima volta la percentuale di quanti in Italia hanno letto almeno un libro nell'ultimo anno supera la metà della popolazione (sopra i 14 anni) collocandosi al 55,3%. Ma nonostante questo notevole passo avanti, siamo ancora molto indietro rispetto agli altri paesi, che oscillano dal 62% della Francia al 75% della Gran Bretagna. Dal punto di vista degli acquisti la distanza tra l'Italia e gli altri paesi è meno marcata rispetto alla lettura: gli italiani che comprano libri (48,7%) sono anche un po' più dei francesi (46,6%) e poco meno degli spagnoli (53,3%), mentre solo tedeschi (61,5%) e britannici (64,7%) si collocano su di un piano nettamente superiore.
I quotidiani si vendono poco, ma vendono molto. I dati a disposizione sulle opere allegate ad alcuni dei principali quotidiani italiani, tuttora disponibili in edicola, perché ancora in corso o da richiedere come arretrati, sono sorprendenti per le dimensioni del fenomeno: ben 89 iniziative editoriali per un numero complessivo di volumi pari a 1.397.
Il più presente in edicola appare il Corriere della Sera con 45 opere allegate, dai classici dell'arte e della letteratura, all'atlante degli animali e ai libri di cucina, per un totale di 643 volumi. Seguono La Repubblica con 24 titoli per 239 numeri, La Stampa, con 19 opere per 229 uscite, Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino con 16 proposte editoriali composte però da ben 318 volumi e Il Sole 24 Ore con 9 raccolte per un totale di 207 libri. Se è vero dunque che i quotidiani cartacei si vendono poco in edicola (anche se la lettura dei quotidiani, con quelli digitali e free, è tutt'altro che in contrazione), è altrettanto evidente che essi vendono molto (altre opere editoriali, cartacee e non).
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Umberto Eco, Come scrivere bene, da "La bustina di Monerva"
Ho trovato in Internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è "fine".
9. Non generalizzare mai.
10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu."
12.I paragoni sono come le frasi fatte.
13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14.Solo gli stronzi usano parole volgari.
15.Sii sempre più o meno specifico.
16.La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19.Metti, le virgole, al posto giusto.
20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21.Se non trovi l'espressione italianaadatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono come un cigno che deraglia.
23.C'è davvero bisogno di domande retoriche?
24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento - affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26.Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l'autore del 5 maggio.
31.All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32.Cura puntiliosamente l'ortograffia.
33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34.Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36.Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva - ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica - eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000
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Giovanna Gadotti, Pubblicità sociale e advocacy ,
da "Pubblicità sociale", F.Angeli 1993
(...) Si possono definire come non commercial adevertising gli annunci di enti di governo nazionale o locale, di organizzazioni religiose o benefiche, di gruppi politici, di associazioni di cittadini ed anche di società private in genere.
Si tratta di annunci che possono di volta in volta proporre o appoggiare misure di utilità pubblica, sollecitare donazioni e contributi, sostenere i candidati di partito.
Se si osservano le caratteristiche intrinseche dei messaggi di questo tipo a prescindere dalle loro fonti, si vede che essi costituiscono un universo, immediatamente riconoscibili.
La più importante di queste categorie è proprio quella che viene solitamente definita public service advertising ovvero la pubblicità di pubblica utilità o di servizio pubblico e che coincide essenzialmente con la pubblicità sociale.
Si tratta infatti di una pubblicità persuasoria che presenta come caratteristica saliente quella di fornire, nell'interesse collettivo, un'informazione imparziale su tematiche di interesse collettivo.
In questa definizione è enunciato un primo, decisivo criterio di distinzione di questa categoria di messaggi: il loro carattere non partigiano.
I messaggi di public service non diffondono infatti parole d'ordine o opzioni di raggruppamenti partitici o analoghi a partiti. Si potrebbe dire che i contenuti più tipici della "pubblicità di servizio pubblico" appaiono sostanzialmente non controversi; non soltanto perché non appartengono ai programmi di associazioni partitiche, ma perché riguardano "parole d'ordine" sulle quali l'opinione pubblica non è - e si assume che non debba ragionevolmente essere - divisa.
Non è difficile menzionare esempi di annunci che rientrano in questa classe di advertising: la prevenzione degli incendi nei boschi, il risparmio energetico, l'uso moderato di bevande alcoliche, l'educazione alla sicurezza statale, la lotta alla criminalità ecc.
Considerando questi esempi risulterà chiara la differenza tra questo genere di messaggi e quelli che si possono comprendere in un'altra categoria di pubblicità non commerciale: quella che la letteratura anglosassone definisce come advocacy.
Rientrano in questa categoria i comunicati che vertono essenzialmente su temi controversi, proponendo e sottolineando un punto di vista sull'argomento. Tale punto di vista non si preoccupa affatto di essere neutrale, ma si presenta invece come essenzialmente "polemico", nel senso che il più delle volte gli annunci in questione indicano esplicitamente le tesi o i gruppi cui intendono opporsi.
E' il caso di una campagna che miri a limitare la vendita e l'uso delle armi per scopo di difesa personale e polemizzi perciò con associazioni o gruppi che nella diffusione delle armi vedono invece un legittimo ed opportuno mezzo di autotutela contro la criminalità. E' il caso ancora di una campagna che si opponga alla vivisezione, considerandola una tortura inutile, contro l'opinione di quanti la ritengono un ausilio indispensabile nella ricerca scientifica.
Come si vede la distinzione presentata tra public service advertising e advocacy si fonda essenzialmente sul carattere imparziale e non controverso delle posizioni presentate dal primo e sul carattere opinabile e partigiano delle opinioni promosse dal secondo. Ma è chiaro che un tale criterio distintivo è di necessità flessibile, perché in fondo esso rinvia al grado in cui le opinioni presentate sono condivise nella collettività cui il messaggio è destinato. (...)
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Carlo Formenti
COMPOSIZIONE DI CLASSE, TECNOLOGIE DI RETE E POST DEMOCRAZIA*
I. Internet non è una cura per la democrazia

